Taiwan 2016

Perché partire per Taiwan?

E’ una piccola nazione, neanche riconosciuta a livello internazionale, non gode nemmeno di una storia millenaria, è allora perché…

Taiwan nella sua storia è stata sottomessa da coloni spagnoli, che incantati dalla bellezza del territorio la battezzarono Formosa, l’isola bella. È stata poi controllata dai cinesi che iniziarono a trasformare il paese secondo la propria cultura, ma questa trasformazione fu drasticamente interrotta dalla dominazione giapponese. I Nipponici importarono i propri modelli di efficienza, e Taiwan ancora una volta subiva una importante trasformazione culturale, che non fu mai completata a causa di un nuovo dominio cinese. Ma questa volta i cinesi erano visti come estranei, la popolazione di Taiwan iniziava ad avere una propria identità culturale. Che cosa significa essere taiwanese è la domanda che mi sono posto durante il mio viaggio, che cosa ha spinto questo popolo all’indipendenza?

C’è una sola risposta, Taiwan è il cuore dell’Asia. Non solo da un punto di vista geografico, è l’incontro del Giappone e della Cina, che nel loro continuo scontrarsi hanno condizionato e fatto nascere un sentimento in questo popolo. Questo sentimento è l’indipendenza, lo stesso che spinse gli americani ad affrancarsi dagli inglesi. È qualcosa di magico quando l’identità si manifesta in un popolo, quando collettivamente un gruppo di persone non si riconosce cinese o giapponese, ma Taiwanese. Ed in questo paese la rinascita culturale è recente, visibile, tangibile ed è ciò che mi ha spinto a partire.
Ho chiesto ai taiwanesi durante le mie interviste cosa significasse essere taiwanese, cos’è il cuore dell’Asia, e a queste domande la reazione è stata sempre la stessa. Tutti si sono bloccati per alcuni secondi, come se il tempo si fosse arrestato, nei loro sguardi si poteva vedere l’orgoglio di non essere etichettati ad un altro paese ma al proprio. Il Taipei 101, l’edificio più alto di Taiwan, è costruito su quell’orgoglio, un simbolo per chiamare il mondo, un urlo di libertà che si alza fino alle vette più alte.

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Taipei 101

Su queste premesse ho accettato l’invito della Giant e del turismo Taiwanese a visitare e documentare il loro paese, partecipando al Formosa 900, un evento ciclistico in cui si percorre divisi in team il periplo dell’isola in bicicletta. Questa che segue non è un’avventura in bicicletta, ma il racconto della scoperta di un paese e di un popolo unico nel panorama asiatico.
Credo che la bici sia il mezzo migliore in assoluto per visitare un paese. Non è troppo lento, né troppo veloce. Ti dà la possibilità di intravedere i dettagli, di fermarti a parlare, di conoscere ed esplorare. È la prima volta che mi sono trovato a scoprire un paese in un team. Tutti i membri di nazionalità e culture differenti. Siamo 16, in questo mix culturale mi appresto a pedalare lungo la costa taiwanese.
Il territorio taiwanese si palesa subito in tutta la sua bellezza. Infatti il paese è diviso in due, la costa orientale per lo più disabitata, selvaggia, ricca di natura incontaminata, e la costa occidentale un susseguirsi di città fino a Taipei.
Lasciata Taipei si palesa uno scontro, il continuo contrasto tra la giungla e la civiltà. La fitta giungla arriva a tangere e circondare i pochi edifici della costa orientale. Di un verde intenso ricopre ogni cosa, montagne, colline, pianura, case abbondante, arriva fino alla spiaggia. Qui tutto stimola all’esplorazione, si intravede quella Formosa decantata dagli spagnoli, le città non sono molto grandi, ma ricche di attività geotermiche, come Jiaoxi, che pullula di stazioni termali. Le fonti di acqua calda sono disseminate per la città è fungono da ritrovo sociale. Che siano in una piazza o nei pressi di una stazione ferroviaria, danno vita alla città e diventano punto di ritrovo per la popolazione.
La costa orientale ha tanto da offrire agli amanti della natura, scogliere a picco sul mare si susseguono, diventa sempre più difficile tenere gli occhi sulla strada. Ed il mare di un naturale turchese, in alcuni punti assume un doppio colore, sono gli effetti della stagione dei tifoni, che ogni anno si abbattono sul paese. Tra tanta distruzione si palesa l’efficienza di questo popolo, che in poche settimane ricostruiscono quanto andato distrutto.
Quando la giungla si fa più rada nella zona di Taichung, il panorama si apre sugli infiniti campi di riso.

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Campo di riso nei pressi di Taichung

In questa zona Taiwan ha solo due colori: il giallo ed il verde. Le strade che dividono il campo di riso in due offrono un panorama mozzafiato, che termina nelle imponenti montagne. Alcune di esse si spingono fino a 4000 metri, tutto il Paese è attraversato da una imponente catena montuosa, interamente ricoperta da giungla e frutto dell’impatto di due placche tettoniche. Nascosti nella giungla si annidano i pochi villaggi aborigeni. La popolazione originaria dell’isola è oggi ridotta solo al 2% del totale. Nel passare dalla costa orientale a quella occidentale attraverso con il team l’imponente catena montuosa. Pedalo completamente immerso e perso nella giungla. Tutto intorno a me sembra essere vivo, svariati rumori provengono dagli alberi, ho anche la fortuna di intravedere qualche macaco formosano, specie endemica dell’isola. Non sento il peso della salita, perché la mia mente non è focalizzata sulle gambe ma nell’ammirare il paesaggio. Che si fa ancora più ricco con templi solitari arroccati sui precipizi. Di coloro rosso intenso e giallo dorato sono ben visibili nel mare verde, che proprio come onde in tempesta ondeggia freneticamente grazie alla spinta del vento. Una volta sulla cima, il mio sguardo può raggiungere il confine della foresta dove il verde va a terminare nell’azzurro dell’oceano, così azzurro da diventare un tutt’uno con il cielo. Sul lato opposto della strada vedo invece una terrazza artigianale con vista sulla giungla.

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Vista sulla Giungla

Mi fermo, mi siedo ed ascolto i rumori della giungla. Prendo un forte respiro, l’aria è fresca, e mi lancio nella discesa, la foresta si fa così fitta da coprire il sole. Sono lanciato a tutta velocità in tunnel naturale. Il vento mi tiene sveglio, giusto per farmi realizzare che è tutto vero e non sto sognando. Non mi fermerei mai, ma particolari artefatti si iniziano a palesare sui bordi della strada. Sto entrando all’interno di un villaggio aborigeno, il villaggio è molto colorato. Ad attirare l’occhio è la scuola elementare immersa nel verde, con scalinate color arcobaleno. È appena suonata la campanella ed i bambini si riversano nel cortile. Mi fermo qui per una breve pausa, alcuni si avvicinano timidi, sono incuriositi dai miei occhi azzurri, per non spaventarli li saluto amichevolmente. Intanto vengo raggiunto dagli altri membri del team, con cui percorro l’ultimo tratto fino a Kaohsiung, seconda città più grande del paese dove inizia la costa occidentale.
Kaohsiung è tra le grandi città Taiwanesi quella che meglio si concilia con la natura circostante. La città con sbocco sul mare è ricca di laghi ed attraversata dal ‘’love river’’, fiume chiamato così perché gli abitanti ritengono romantico passeggiare lungo le sue rive. Cuore della città è il Lotus Lake, lago dove sono presenti le spettacolari pagode del drago e della Tigre. E’ inoltre ben visibile la statua più grande del sud-est asiatico su acqua, rappresentante un Dio Taoista, il tutto circondato da templi dai colori variegati.
Come Taipei anche Kaosiung ha una collina ai confini con la città da cui è possibile ammirare il panorama, specialmente di notte quando le tante luci prendono vita.
Di notte le città Taiwanesi offrono il meglio di sé, ricche di insegne colorate e dei caratteristici mercati notturni, proprio a Kaohsiung c’è il più grande del paese.

Pedalare lungo la costa occidentale non è semplicissimo, seppur sempre presenti le piste ciclabili (finora è il paese più fornito che ho visitato) l’aria è molto rarefatta e la natura è quasi assente. Le città si susseguono una dopo l’altra, segno della sovrappopolazione del paese. L’80% dei taiwanesi con cui ho parlato mi ha confessato di preferire la costa orientale, di preferire la natura. Certe volte mi chiedo dove andremo a finire, non è difficile immaginare che in futuro anche la costa orientale sarà ricoperta di città, così come il resto del mondo. Più esploro il mondo e più realizzo quanto sia bello quando è incontaminato, ma la sete di potere economico spinge a continuare a costruire perché spesso non è un problema dovuto all’aumento di popolazione, ma al guadagno. A Taiwan questo è un contrasto ben visibile, è come se il paese fosse diviso in due, civiltà contro natura, in uno scontro ad armi impari che prosegue da secoli.
Credo che in un paese di non grandi dimensioni questo sia un problema che è diventato primario, per questo ho apprezzato lo sforzo di investire sull’ecoturismo. Lo Stato ha investito milioni nella costruzione di piste ciclabili, nel promuovere un turismo responsabile, nell’organizzazione di eventi, questo mi fa pensare che forse un’inversione di tendenza è davvero possibile, e Taiwan ed i taiwanesi vogliono preservare la bellezza del proprio paese.
Negli ultimi giorni ho continuato ad attraversare le città della costa occidentale, sono passato da Tainan, la prima città ad essere stata costruita dove è ben visibile l’architettura coloniale, poi Chiayi, Taichung e Hsinchu. Nonostante pedalare sia difficile in questa zona non posso non apprezzare l’atmosfera delle città di questo paese. Le persone sono sempre cordiali, molto simili alla cultura giapponese. Il cibo è un’esperienza a sé, può piacere o no, ma anche grazie ad alcuni frutti endemici, risulta molto variegato. C’è sempre qualcosa di nuovo da provare e la maniera migliore resta passeggiare nei mercati. Sono inoltre città molto sicure e anche passeggiando a tarda notte ci si sente al sicuro, provando una sensazione di calore nel girare per le città taiwanesi, accogliendo lo straniero come uno di casa.
L’ultimo giorno ho raggiunto Taipei dopo 935km in 9 giorni. Qui siamo stati premiati per aver completato il Formosa 900 dal presidente della Giant e dal ministro dei trasporti. Non è stato un momento particolarmente emozionante perché quello che mi interessava non era completare la sfida o avere un premio, ma scoprire il paese. Anzi ero quasi nostalgico perché l’avventura era già finita.
Ma non il viaggio, infatti ho trascorso gli ultimi 3 giorni a Taipei, senza mai annoiarmi. La città offre una miriade di attività ed è un piacere visitarla semplicemente passeggiando tra i suoi vicoli. Il primo giorno con alcuni ragazzi abbiamo raggiunto a piedi verso sera la cima della elephant mountain. Da qui la vista su Taipei è mozzafiato, soprattutto di sera quando il Taipei 101 è completamente illuminato. Ci siamo seduti su di un masso, aperte le birre e goduta la vista. Nei giorni successivi ho esplorato i mercati, i templi, ed i quartieri meno popolari. C’è sempre vita in mezzo alle strade, e le persone rispetto ad altri paesi asiatici sono molto più aperti agli stranieri.

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Esplorando Taipei

L’ultimo giorno per la prima volta mi sono ritrovato solo, tutti i ragazzi del Team erano tornati ai rispettivi paesi. Ho deciso di passare l’ultima giornata passeggiando a caso per Taipei. Fermatomi in un parco ho iniziato a ripensare all’avventura passata, ed ho realizzato quanto questa esperienza mi abbia regalato un insegnamento che fino ad ora non avevo colto. 9 giorni con 16 ragazzi di culture differenti, 16 amici, e neanche per un solo giorno, ora, o minuto c’è stato un litigio o un dissenso. Ci ostiniamo a considerare gli abitanti di un’altra nazione come diversi, ma le differenze culturali non sono sintomo di diversità, anzi arricchiscono le uguaglianze, perché l’uguaglianza trova il suo fondamento non l’essere tutti uguali, ma nel rispetto delle differenze.
Perché alla fine il mondo davvero non ha confini, che tu sia cinese o americano, non cambia nulla.

SenzaConfini è più di un titolo alla pagina, è il modo in cui ho scelto di vivere! Perché credo fermamente che il mondo sia uno ed i confini che abbiamo creato sono solamente fondati sulla paura, ma il colore della pelle non cambierà mai l’animo delle persone!

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