Giappone 2015

2800 km in 25 giorni tra vulcani, templi buddisti e shintoisti, antichi villaggi, città futuristiche, foreste e paesaggi montuosi.
Una bellissima avventura in cui non sono mancati gli imprevisti:

1° Giorno Kansai Airport-Izumisano

Finalmente arrivato in Giappone, essendo già notte, passerò la prima giornata in albergo, dopo 24 ore insonni ora mi riposo. Primo impatto con i Giapponesi: simpatici e cordiali, pochi sanno l’inglese. Fuori c’è un tifone, vento fortissimo, domani per fortuna porta sereno. Ora recupero le energie e domani finalmente in sella!

2° Giorno Izumisno-Nara

Il giro del Giappone senza freni – Il titolo avrà presto spiegazione, oggi è stata una giornata incredibile, un turbinio di emozioni contrastanti. Mi sveglio presto per preparare la bici, apro lo scatolone e gelo, il freno a disco anteriore è vistosamente deformato! Impossibilitato a pedalare tento inutilmente di riparare il disco, tutto inutile. Inizio così a girare ogni negozio di bici della zona, una sola risposta positiva: ‘a week’ una settimana per cambiare il disco! Disperato torno in hotel e mentre fisso il disco distrutto, penso : a mali estremi, estremi rimedi. Fu così che smontai il freno anteriore. La bici funziona e il freno posteriore lavora bene per due. Il problema ora è il tempo : sono passate 7 ore e restano 3 ore e mezza di luce. Ci penso su un attimo e decido di partire, non faccio neanche la spesa per affrettarmi. La gente di qui mi stupisce ancora una volta, mentre pedalo a tutta velocità, un ragazzo mi invita a fermarmi, mi chiede del mio viaggio e senza che dica niente delle disavventure mattutine mi offre la sua spesa. Spesa che mi ha dato le energie necessarie per raggiungere la meta. Dopo 90 km in circa 3 ore e mezza sono a Nara.
Ma l’avventura è tutt’altro che finita, è il momento di cercare un luogo dove accamparmi e opto per il parco di Nara.
Prima notte in campeggio in solitaria in Giappone e ovviamente non chiudo occhio. Il motivo? Il parco di Nara è pieno di cervi che durante tutta la notte mi fanno compagnia con i loro versi.
Una giornata che difficilmente scorderò.

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Parco di Nara

3° e 4° Giorno Nara-Suzuka-Toyohashi

Primo assaggio del Giappone selvaggio, ho attraversato l’interno, circa 84 km per 1O ore di pedalata. Un infinità di saliscendi. Sono salito e sceso su circa 7 monti, ed ho attraversato una spettacolare stradina di montagna che ha tagliato per la foresta seguendo un ruscello. Ora sono accampato vicino al circuito di Suzuka, spero mi facciano fare un giro in bici nel circuito come Alonso.
Una nottata finalmente tranquilla, cosa che non si può dire della tappa di oggi. Probabilmente la tappa più brutta, sto attraversando la zona industriale più grande del Giappone (nei pressi di Nagoya). Aria pesante, tantissimo inquinamento e per la prima volta vedo rifiuti per terra, seguo la ciclabile parallela all’autostrada sempre con lo sguardo verso il basso per evitare i detriti. Lato positivo tanta pianura e con poco da vedere mi sono concentrato sul pedalare. Ho percorso 144 km e sono a 200km dal Monte Fuji! Soprattutto dormirò sotto un tetto, ho conosciuto una famiglia che mi ospiterà e sto passando una piacevole serata imparando molto sulla cultura giapponese, il tutto bevendo un ottimo whisky!

5° giorno Strada per il Fuji

Lasciata la famiglia parto alla volta del Fuji. Giornata Fantastica! Dopo aver percorso 107 km, causa tramonto, sono costretto a fermarmi e cercare un posto dove dormire. Il problema è che sono nel nulla tra le montagne, ma pedalando per qualche km alla fine trovo un piccolo villaggio. Subito tutti mi fissano, non credo vedano molti turisti. Entro in un negozio per chiedere il permesso di piantare la tenda, ed una signora in ascolto mi offre la sua campagna. Arrivato nella campagna vengo circondato dai bambini del villaggio. I loro sguardi sono incuriositi, mi vedono come un alieno, alcuni si nascondono dove possono, altri sono più temerari. Per rassicurarli inizio a regalare cioccolatini e gomme e faccio amicizia. La signora della campagna mi invita a cena con la sua famiglia, o meglio due cene : la prima a casa loro, la seconda in una griglieria (carne fantastica). Tornati in casa mi fanno spostare la tenda nel giardino vicino casa. Tornato il marito mi intrattengo a parlare di one piece (manga giapponese) bevendo birra giapponese. Come si vede dalle foto, alla fine sono finito a dormire in casa. Conoscere questa famiglia è stata un’ esperienza fantastica, non scorderò mai gli sguardi dei bambini. In questo viaggio sto imparando che la parte più bella del Giappone non sono le città o i panorami, ma le persone.

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6° Giorno Fuji

Ma dove è il Fuji? Questa è stata la domanda che mi ha perseguitato per tutta la giornata. Parto presto alle 5:30, sono a 100 km dal Fuji, sarà una giornata tranquilla! Invece per arrivare al Fuji ci sono 3 massicci montuosi da superare. Il primo raggiunto dopo 30 km offre 3 strade, scelgo la più veloce. Arrivato al tunnel, necessario per passare i monti, ho una brutta notizia : chiuso per lavori! Questo ostacolo mi costerà 70km supplementari! Finalmente, superato il primo ostacolo, la strada continua a presentarsi montuosa, in particolare a 50 km dal Fuji. Con 120km sulle gambe mi ritrovo di fronte una enorme salita che porta dritto alla vetta del monte; con la speranza di vedere finalmente il Fuji mi metto in marcia. Arrivato sulla vetta mi fermo, recupero il fiato, mangio qualcosa, mi godo il momento che aspetto da 500km e inizio la discesa. Discesa spettacolare, strada larga, ma del Fuji non vi è traccia, anzi mi rendo conto che sto per finire in una foresta fittissima : il sole viene oscurato, gli alberi alti come mai avevo visto, e nella più completa solitudine la percepisco come tetra. Ma dopo pochi km la foresta si apre e mi ritrovo in un incantevole villaggio con tonalità verdi e autunnali, e lentamente sento tornare le forze. Difronte ho l’ultimo massiccio montuoso ma non mi sono mai spinto oltre 150 km, sono indeciso, vorrei fermarmi, ho paura che le gambe non reggano, ma la voglia è troppa, parto. 10km di salita, dopo 14 ore in sella un’ultima curva, intravedo delle case, ci siamo. Niente! Un’ enorme vallata, ma non vedo nessun vulcano, scatto una foto della vallata. Guardando la foto qualcosa non mi torna, il cielo è troppo scuro, alzo lo sguardo e lo vedo : è il Fuji che copre completamente l’orizzonte!

7° Giorno Fuji-Motosu

Dopo una nottata di camping urbano mi dirigo verso Lake Motosu. Ma prima mi fermo a godermi il Fuji, all’alba è un’ esperienza che mi resterà impressa per sempre! Purtroppo non posso fermarmi molto, perché è in arrivo un Tifone che colpirà il nord del Giappone. Attualmente il vento è molto forte, proseguo verso le Alpi giapponesi dove dovrei essere al sicuro. Matsumoto a circa 150 km!Strada tutta in salita e vento che inizia a farsi sentire, difatti percorro 10km in 3 ore. Superato il lago mi dirigo verso Kofu distante 40km e ancora ostacoli. 2 gallerie una in salita ed una in discesa. Il problema è che sono molto strette e non ciclabili. Dopo un ora di riflessione e ricerche non ci sono alternative o entro o torno al Fuji. Prendo coraggio e affronto la prima, ad ogni auto che arriva mi fermo e mi attacco il più possibile alla parete. La percorro il più velocemente possibile con tutte le mie forze e all’uscita il nulla assoluto. Mi trovo all’interno delle Alpi e vi è solo una fittissima foresta. Sono almeno a 1000 metri e difronte a me una lunghissima discesa di 30km, (erano 2 giorni che salivo senza scendere) comprendente il secondo tunnel. Mi lancio attraverso la foresta ad alta velocità, sembra di stare in moto, una sensazione di assoluta libertà. Tornato in pianura e raggiunta Tofu, mi attende una nuova salita fino a Matsumoto e un tempo ormai pessimo. Pedalo contro un muro, inizio a deprimermi, non sento forza nelle gambe, ma non è il fisico, è la testa che non ne può più di questo vento incessante. Poi la trovo la spinta che mi serve per continuare, sento una scarica di energia e percorro i restanti km a tutta velocità. Quando arriva il momento di fermarmi sono a 86km ed è già buio, un’ ora prima del solito, non avevo tenuto conto dei monti circostanti che coprono il sole. La situazione è critica, la tenda non è una soluzione stavolta, case non ce ne sono. Cerco un hotel, il più vicino è a 10km su una collina. I 10km più lunghi della mia vita, notte fonda nella foresta, vento fortissimo e temperatura molto bassa. Arrivato in hotel scopro che è un onsen hotel, esperienza che volevo fare. Un hotel tradizionale, oltre ad offrirti vestiti del luogo, vi è un onsen, una vasca dalla temperatura molto alta (43°). Immergersi in queste acque dopo questa giornata è quello che ci voleva. Mi sento carico per domani, vento o non vento sono a 2 giorni dalla strada più alta (1747m) e difficile del Giappone. Dopo quest’ultimo ostacolo il viaggio diventerà molto più leggero.

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Onsen Hotel

8° Giorno Motosu-Matsumoto-Kamikochi

Partita a scacchi – Inizio a capire che questo viaggio è come una partita a scacchi, per ogni ostacolo devo aver pronta una contromossa. Il vento è un problema, mi rallenta troppo. In questa zona del Giappone devo andare veloce, in modo da poter visitare con calma la zona più turistica. Controllo il meteo : dalle 3 alle 12 non c’è vento. Decido di partire la notte, nonostante le 6 ore di sonno mi meraviglio di come ogni mattina non senta i dolori e sia determinato a pedalare. Preparo la bici per la pedalata notturna, accendo Google maps e non va. Il WiFi non da segni di vita, probabile sovraccarico causato dalle spine dell’hotel. Non ci penso 2 volte, fuori mappa e bussola e si parte. Partire di notte con solo mappa e bussola risveglia il mio spirito di avventura. La tecnologia su cui ho fatto affidamento finora non deve essere un limite ma un semplice aiuto. Stranamente questi ostacoli mi stimolano e oggi pedalare è stato fantastico. Utilizzare i vecchi metodi rende il viaggio più avventuroso ed è una cosa che mi piace. Pedalare di notte è stata una esperienza nuova, mi aspettavo silenzio, invece, per citare jumanji, la foresta è viva. I rumori della foresta non mi spaventano, paradossalmente tengono compagnia. Arrivo a Lake Suwa al mattino, incontro un altro cicloviaggiatore con cui mi intrattengo per un’ oretta a parlare. Ripartito arrivo a Matsumoto, é ancora mattina. Volgo lo sguardo verso le Alpi più alte del Giappone. La prima parte è molto difficile ma si può fare, solo 15km di salita verticale e poi una zona con hotel e camping. Proprio mentre inizio la salita il WiFi prende vita, si trattava di un sovraccarico come immaginavo. Lo prendo come un segno positivo e lo sfrutto, vado su YouTube, metto le cuffie, scelgo una playlist e via, si sale! La salita è ripida ma procedo, il sole oggi è fortissimo. 14 km interminabili, pedalati senza sosta, anche grazie alla musica che aiuta non poco a mantenere il ritmo. Attualmente sono nel primo stop della Kamikochi, la parte difficile domani, ora cerco un luogo per riposare!

9° Giorno Kamikochi-Takayama

Non si torna indietro – Mi sveglio verso le 6 e mi reco a fare qualche foto all’alba. Dopodiché colazione importante. Sembra una normale giornata in Giappone ma a 3km vi è la tappa più difficile del viaggio. Salirò a 1747m poi di nuovo a 1200m e ancora a 1600m ed infine godermi una discesa a 500m, poi di nuova salita a 1000m. Inizio a pedalare : il paesaggio è fantastico, è davvero la tappa più bella del viaggio. Ma devo restare concentrato, qui è pieno di orsi e scimmie, tutt’altro che amichevoli. 11 tornanti per arrivare a 1747m. Sotto col primo, devo dire che fisicamente è una salita abbastanza facile, sarà che ormai mi sono abituato al peso della bici. Ma i pericoli sono altri, è una strada di montagna, non trafficata perché le auto la evitano prendendo una galleria molto lunga e non ciclabile. Secondo tornante tutto nella norma, inizio del terzo tornante… e qui facciamo un passo indietro. I Giapponesi, che ho avuto modo di conoscere, mi hanno detto una sola cosa sulla Kamikochi : se incontri un branco di scimmie con cuccioli al seguito, gira la bici è pedala! Ecco : inizio del terzo tornante vedo un cucciolo di scimmia e la madre, si tengono per mano, penso che bello, poi vedo meglio, sono ovunque 25/30 scimmie su entrambi i bordi della strada! Giro la bici e per 10 secondi percorro il sentiero del ritorno. Poi qualcosa scatta, non ho fatto 944km su questa strada, per poi tornare indietro. Giro la bici, abbasso gli occhi (mai incrociare lo sguardo con un animale selvatico, è un gesto di sfida) e inizio a pedalare molto lentamente. Con la coda dell’occhio controllo i loro movimenti, iniziano a mugugnare, non reagisco, proseguo il più freddo possibile in mezzo a questo branco di macachi selvatici. Uno, il capo probabilmente mi segue pedalata dopo pedalata, cerca di capire se posso essere un pericolo. Dopo 60 metri supero il branco, tiro un sospiro di sollievo, difficile che ci sia un altro branco più avanti, sono animali molto territoriali. Proseguo i successivi 10 tornanti stando attento solo ad eventuali orsi, ogni tanto segnalando la mia presenza parlando. Undicesimo tornante, sono in cima alla strada più alta del Giappone, arrivare fin qui non è stato facile. Una volta in cima avverto un brivido, un’ emozione difficile da descrivere, qualcosa che aspetto da tanto si è appena realizzata! Tanti km, tanti ostacoli solo per arrivare dove mi trovo ora. È tempo di scendere. Discesa divertentissima attraverso la foresta alpina, che si conclude in un isolato villaggio, con un mercatino che ha i biscotti più buoni che abbia mai mangiato! Ora nuova salita anche più impegnativa della precedente, perché senza tornanti e molto trafficata (superstrada), si conclude con una galleria in salita lunga 2430m. Attraverso il tunnel Hirayu e quando sono a metà : lavori in corso con corsia chiusa e relativo semaforo! La prima cosa che penso : il tempo del semaforo non mi basterà mai per arrivare alla fine della corsia. Appena scatta il blu pedalo al massimo, ma ahimè vedo già le auto che vengono in senso contrario. Posso solo sperare che mi vedano, per fortuna tutte mi vedono tranne una che devia all’ultimo secondo. Uscito dal tunnel mi aspetta una discesa di 30km fino a Takayama sulla superstrada. La bici va velocissima, probabilmente 80km/h, resto concentratissimo e mantengo la stessa posizione fino alla fine per evitare vibrazioni causate dall’aria. Takayama è stupenda, vicoli tradizionali, templi, e ottimo cibo. Assaggio la famosa carne di Hida, ovviamente ottima. Ma a Takayama non posso campeggiare, quindi dopo 15km trovo un buon posto, lungo un torrente, dove poter riposare. Con oggi ho percorso 1030km in 8 giorni, mi sono sembrati una vita. L’intensità, con cui vivo ogni giornata, rende questo viaggio unico. In Giappone tutto è nuovo ai miei occhi : il cibo, la cultura, le persone, la natura. È una continua scoperta, ed è questa la caratteristica che amo di questo viaggio, scoprire il Giappone dalla seppur piccola prospettiva della mia bici!

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Strada alpina

10° Giorno Takayama-fine alpi

Ieri, mattinata sotto zero e paesaggio avvolto nella nebbia. La Alpi, nascoste dalla nebbia, sono uno spettacolo che mi mancava, un ultimo saluto prima di abbandonarle. Ho dovuto scegliere tra tre strade per uscire dalle Alpi. Ho scelto una strada che costeggia un fiume per circa 100km. Strada davvero bella, ho seguito questo fiume tra le vallate, poche salite, tante gallerie (circa 14). La strada é stata davvero veloce, ho percorso al termine della giornata 120km in 6 ore. Tuttavia mi si é presentato dopo 60 km un forte dolore alla gamba sinistra, quindi mi sono dovuto fermare per decidere cosa fare. Dato che mancavano 60km alla pianura, e di conseguenza giornate più leggere, ho deciso di spingere. In sequenza lasonil, oki, cuffie per la musica. Negli ultimi 20km il dolore si è fatto molto intenso, ma ricordandomi che in Islanda ho pedalato con dolori peggiori, ho continuato a spingere. Prima della pianura un’ ultima galleria di 3km, vuoi le coincidenze, parte in quel momento nelle cuffie la colonna sonora di Interstellar. Attraversata l’ultima galleria, l’orizzonte si allarga, non vi sono più monti e avverto un forte calore, la temperatura passa da 13 a 21 gradi. Ormai stremato, trovato un luogo per dormire, appena mi stendo mi addormento . Domani arriverò a Gifu, e nei giorni successivi costeggerò un grande lago fino a Kyoto dove soggiornerò un paio di giorni.

11° Giorno Prima parte

Stamattina il cielo promette pioggia, dopo aver campeggiato nella foresta mi metto in marcia, ma l’imprevisto è dietro l’angolo.
Sono le 6 del mattino, ancora assonnato percorro una strada boschiva ed isolata, quando sento una violenta botta sul casco. Incredibile ma vero un macaco mi è saltato addosso e comincia a colpirmi. Durante la breve lotta riesce a graffiarmi il volto, appena sento il dolore mi libero e mi allontano a tutta velocità. Non ci metto molto a realizzare che mi serve un ospedale, il graffio è profondo e perdo molto sangue. Fermo la prima auto che trovo, e ancora una volta queste persone sono gentilissime, mi offrono un passaggio in ospedale, lascio la bici dietro una siepe e parto con loro. L’esperienza in ospedale è stata da film, mi sentivo come un alieno pronto ad essere vivisezionato, nel senso che, visto che nessuno parlava inglese, vedevo tutti questi dottori e infermieri che si confrontavano tra loro mentre ero sul lettino, senza capire quale destino mi attendesse. Chiusa la ferita, mi riaccompagnano alla bicicletta e si chiude una mattinata interessante, il seguito non sarà da meno.

11° Giorno Seconda parte

Doveva essere la giornata più sfortunata in Giappone, è stata invece la più divertente. Premetto che scrivo questo post saturo di sake. C’era una volta un italiano, un giapponese (Hiroki), due americani (Josh e Derek), un cinese (jack) ed un secchio di sake! Dopo le varie disavventure mattutine, tra cui la cicatrice ed un portapacchi senza una vite, giungo nel festival di Ogaki. Faccio conoscenza con Hiroki che mi ospiterà per la notte, due americani e un cinese. Sembra una barzelletta ma è la realtà. Passo il festival in loro compagnia e la sera organizziamo una cena improvvisata in un parco e soprattutto un secchio pieno di sake. Ne nasce una serata epica, difficile da dimenticare. Ovviamente quando il sake ha fatto effetto si è finiti a parlare di politica internazionale e altre discussioni che non cito.
È stata una conversazione interessantissima e divertente, un confronto fra culture così diverse, eppure che sanno divertirsi insieme senza problemi.
Di certo la giornata più surreale in Giappone.

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La foto parla da sola

11° e 12° Giorno Ogaki-Biwa-Otsu-Kyoto

Sono stati 3 giorni difficili, ho avuto un pò di febbre e la sera non avevo le energie per scrivere. Dopo aver lasciato le Alpi mi sono ritrovato nel caos cittadino. Le città Giapponesi sono frenetiche, tutti vanno di fretta. Inoltre sono tutte collegate tra loro, difficile capire quando finisce una ed inizia un’ altra. Per raggiungere Kyoto ho seguito il grande lago Biwa fino alla città di Otsu, dove ci sono parecchi siti interessanti. Per raggiungere Kyoto da Otsu avevo due scelte: passare intorno alla montagna o la via diretta attraverso la montagna. Ho ovviamente scelto la via diretta ed ho incontrato la strada più ripida mai trovata in Giappone. Pedalata tutta in piedi sui pedali, altrimenti iniziavo a precipitare all’indietro. Salita ripida uguale discesa ripida, che è culminata in un sottopassaggio. Superato il sottopassaggio mi sono reso conto di essere dentro Kyoto. Ho girato Kyoto per circa 50km tra i vari punti di interesse. È davvero la città più bella del Giappone, ci sono così tante cose da vedere che la più semplice di queste in qualsiasi altra città ne diverrebbe il simbolo. Il sito che più mi ha colpito è il Kinkaku-ji, anche se di solito non amo i luoghi stracolmi di turisti. La prima cosa che ho notato è la parete di selfie umana che mi impediva di vedere il tempio. Finalmente sono riuscito a penetrare nella fitta barriera e sono riuscito a vederlo. Ho scattato solo 2 foto, quando un luogo mi piace me lo voglio godere. La maggior parte delle persone si è fatta la foto e se n’è andata, io sono rimasto un 20 minuti a godermi la vista, a scrutare ogni dettaglio. Quando mi trovo in luoghi così affollati ho l’impressione che per molti la cosa più importante sia diventata quella di farsi la foto ricordo e non vivere un momento a volte irripetibile. Dopo aver girato tutti i siti mi sono fermato ad aspettare in un caffè un amico cicloviaggiatore, che mi ospiterà per la notte.

13° Giorno Himeji

No Giapponese, Vietnam – Dopo aver visitato kyoto, mi dirigo sempre più a sud. Con il procedere verso Hiroshima, inizio a sentire il cambiamento climatico. Fa davvero molto caldo e l’umidità è altissima, oggi 88%. Obiettivo odierno visitare il castello di Himeji, e poi macinare più km possibili verso Hiroshima. Arrivo ad Himeji in mattinata e già a 10 km inizio a vederlo. Il castello di Himeji è enorme, molto più grande dei precedenti. Più mi avvicino al castello e più la mia espressione è semplicemente Wow! Di sicuro il castello più bello che ho visto finora. Pedalo intorno al castello per vederlo da ogni angolazione. L’atmosfera nel parco del castello è particolare, trasmette pace, un uomo in solitaria suona una tromba, una donna uno strumento che ha il suono che ricorda un fischio. Visitato il Castello, ora devo solo pedalare fino a sera. Prendo una via montuosa più interna. Verso le 16 inizio a cercare possibili luoghi dove campeggiare, niente. Il sole inizia a tramontare e quando questo accade se ancora non trovo un luogo per dormire, inizio a pedalare come un treno per cercare un luogo finché c’è luce. Chiedo alle persone del luogo : tutti mi indicano avanti. Ho chiesto un posto per la tenda ad una decina di Giapponesi e niente. Inizia a fare freddo, ho esaurito le scorte di cibo e avanzo per adrenalina. La ricerca si inizia a fare disperata, solo fitto bosco dove non posso campeggiare e persone del luogo che si limitano ad indicarmi di andare avanti. In più si susseguono salite, una dietro l’altra. Sono esausto, la città più vicina è a 20km. Sono nel nulla, troppo pericoloso campeggiare vicino al bosco, devo trovare una soluzione alla svelta prima di crollare. Poi vedo un uomo lungo una salita in bici. Lo fermo e con molta calma gli chiedo un luogo dove campeggiare, mi indica una casa in mezzo al bosco, e mi ci accompagna. Arrivati davanti la casa mi spiega di essere vietnamita e mi invita ad entrare e dormire all’interno. Fu così che allo stremo delle forze, dopo 20km senza alimenti, sono stato ospitato da 7 vietnamiti.
Ora mi trovo in una casa nel bosco, con 7 persone, che dire?
Inizio a capire Biancaneve. A parte gli scherzi, sono molto cordiali, mi hanno offerto cibo, doccia, ma soprattutto un letto!

14° Gorno Hiroshima

Ride bene chi ride ultimo – Con nulla da visitare, il mio unico obiettivo è raggiungere Hiroshima. L’unico problema è che dista 180km. Mi metto in marcia verso le 6 del mattino. Mi fermo al primo market che incontro e faccio il carico di bevande e barrette ipercaloriche. Mi preparo a percorrere parecchi km. Ricordando gli effetti del sole, non scelgo la strada lungo la costa, ma un percorso interno montuoso. Sarà anche dura, ma almeno starò più fresco. Percorro 100km in sole 4 ore, sempre in sella. Il paesaggio è molto bello ma, montagna o no, alle 12 dal sole non si scappa. Così inizio a rallentare la marcia, faccio la prima sosta della giornata. Mi bagno i capelli, metto le cuffie e riparto. Davanti a me solo salita ed un sole fortissimo, le energie vengono meno, ma al 120km ho una strana sensazione. Una sensazione che provai solo in Islanda dopo 130km, un momento che solo i ciclisti potranno comprendere. In cui smetto di godere del paesaggio, abbasso la testa e pedalo. Una sensazione di pace, in cui non avverto più i dolori, il sole o la salita, ma solo il perpetuo movimento dei pedali. Non mi interessa quanti km mancano, mi godo la pedalata, e quando la testa sta bene lo è anche il corpo, così percorro altri 20km senza problemi. A 140km però inizio a sentire la stanchezza ed ho ancora 20km di salita molto ripida. Ecco, voglio ringraziare di cuore 4 ciclisti Giapponesi. Questi, vedendo un poveretto (io) salire lungo questa ripida salita con il suo enorme bagaglio, si sono fatti semplicemente delle grasse risate mentre mi superavano con le loro leggere bici da corsa. Ora se c’è una cosa che mi può ricaricare è risvegliare il mio spirito competitivo. Non mi piace essere superato nè tanto meno deriso. Quindi alzo le marce e inizio a correre lungo la salita. Quando raggiungo il gruppo gli faccio un saluto caloroso, e mi metto in testa. Uno dei quattro si stacca e si lancia all’inseguimento. Per 5 km riesce a starmi dietro, ma potrà solo godersi la vista del mio bagaglio. Gli ultimi 15km di salita cede e al tornante è ormai distanziato di molto, fino a scomparire lentamente alla vista. Arrivato in cima sono riuscito a superare l’ultimo ostacolo per Hiroshima, con questa piccola corsa tra il team italiano e team nipponico, anche divertendomi. Finalmente gli ultimi 20km per Hiroshima sono tutti in discesa. Non resta che rilassarmi e godermi la discesa. Arrivato a Hiroshima cerco un fiume nei dintorni dove accamparmi. Ho percorso 180km in 10 ore, anche grazie ai 4 ciclisti che mi hanno fatto spingere non poco, ma è stato divertente!

15° e 16° Giorno Hiroshima-Miyajima

Visitata Hiroshima in mattinata, ora sto campeggiando in solitaria in un bosco a 3 km dalla cittadina e mi godo la mia spiaggetta privata sull’isola di Miyajima. È davvero un’ esperienza incredibile, completamente solo e al buio su quest’isola. Passerò anche la giornata di domani a Miyajima e farò un po’ di hiking esplorando l’interno dell’isola!

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Inizio ad avere la strana sensazione di essere osservato…

17° Giorno Miyajima-Shimanami Kaido

Shimanami Kaido – Dopo l’ultima notte sull’isola di Miyajima, mi sveglio verso le 6 per fare colazione nel bosco prima di partire. Arriva un cervo e condivido con lui il cibo. Poco dopo un altro, poi un altro e un altro ancora. Iniziano ad essere impazienti e puntare la mia busta di Kit Kat. Quindi mi alzo e inizio ad indietreggiare molto lentamente verso la bici pronta per la partenza. Difronte ho una decina di Cervi carichi di zuccheri. Quando, vedo un cervo con le corna, bello grosso, discendere la collina e puntare la mia busta a tutta velocità. A questo punto lancio la busta in aria, una pioggia di Kit Kat e nella ressa creatasi inizio a correre verso la bici! Fu così che lasciai l’isola di Miyajima inseguito da cervi in astinenza da zuccheri. Dopo la tranquilla mattinata ho fatto rotta verso Onomichi (città dove parte la pista) percorrendo la costa ho attraversato una zona del Giappone molto brutta. Soprattutto Kure, una delle città che ho attraversato lungo la costa, che definirei la città che meno mi è piaciuta finora. Tanto smog, palazzi fatiscenti e una galleria di 5km in cui mi si sono infiammati gli occhi per l’aria inquinata. Alla fine della giornata mi fermo a Takehara. Il giorno seguente la Shimanami Kaido è vicina, raggiungo Onomichi in mattinata. Ma non trovo nessuna ciclabile, allora decido di arrivare nella prima isola attraverso il ponte sulla superstrada. Arrivato sull’isola dopo tante indicazioni, scopro che in realtà la ciclabile parte dal ponte che collega prima e seconda isola. Finalmente imbocco la Shimanami Kaido. Davvero una ciclabile da sogno : si passa in fitte foreste, ponti, villaggi delle varie isole, foreste di bambù e coste frastagliate. Ora sto campeggiando nella penultima isola, vicino il ponte che mi porterà nell’ultima isola della Shimanami Kaido.

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Campeggio Shimanami Kaido

18° Giorno Shikoku

Cinghiali! – Dopo aver lasciato la Shimanami Kaido percorro i primi 80 km nello Shikoku. Una terra selvaggia e montagne imponenti. Vedo anche un paio di Henro che girano gli 88 templi dello Shikoku a piedi. Dato che oggi voglio azzerare i rischi decido di andare a dormire per la prima volta in Giappone in un Camping. Lungo la strada vedo un paio di cinghiali, ed una volta arrivato al camping essendo fuori stagione non c’è nessuno. Piazzo la tenda dove un ruscello separa il camping dal bosco ed inizio ad avere una strana sensazione. Sento che qualcosa non va, non mi sento sicuro e per la prima volta avverto un po’ di paura a campeggiare da solo. Mi preparo per dormire, passano 4 ore, ma non riesco a prendere sonno, questa sensazione di pericolo non mi abbandona, non mi lascia riposare. Poi a notte fonda sento dei passi nell’acqua, immediatamente passo da sdraiato a seduto e prendo la luce. Mi concentro sull’udito e lo sento : è un grugnito. In un secondo metto le scarpe e balzo fuori dalla tenda. 2 secondi, il tempo in cui punto la luce e vedo un branco di cinghiali caricarmi! Da buon centometrista faccio quello che mi riesce meglio, corro! Corro zigzagando per disorientarli e poi dritto più forte che posso. Percorro a tutta velocità la strada di montagna, non mi giro dietro per non perdere velocità, ma sento il loro rumore. Quando il rumore cessa non mi fermo e continuo a correre fino ad un market distante dal camping un paio di km. Arrivato al market spiego la situazione disegnando e mi faccio accompagnare al camping. Recupero tutto, ricarico la bici e si parte alla ricerca di un hotel. Il più vicino a 3 km. Arrivo ma è strano non trovo l’ingresso. Chiedo ad un giapponese nei pressi, dal viso molto allegro e con tre bottiglie di spumante al seguito. Con un ottimo inglese mi dice: ”Questo non è un hotel per te, molto costoso, ho tre ragazze in camera, se hai soldi prendi una stanza ti divertirai”. Sono capitato in un Hotel a ore Giapponese, stanco e abbattuto riparto alla ricerca di un nuovo hotel, il più vicino a 2km e sorpresa sorpresa ancora un hotel a ore! Inizio a pensare seriamente che lo Shikoku sia un enorme bordello. Sono veramente stanco, tutta la giornata a pedalare, cinghiali, e ora non c’è un hotel dove dormire. Non demordo, nuovo hotel a 7.5km. Strada tremenda, buio pesto, dopo 40 minuti raggiungo l’hotel ed è pieno. Un hotel di 10 piani pieno! Oggi il destino ha voglia di prendermi in giro! Nuovo hotel a 1km e finalmente una camera! Dopo 2 ore a pedalare al buio si conclude così la giornata più lunga in Giappone, con il paradosso che per cercare una notte sicura ho corso il pericolo più grande da quando il viaggio è iniziato.

19° e 20° Giorno Tokushima-Wakayama

L’ultima corsa – Lo Shikoku interno è completamente diverso dal resto del Giappone. Non ci sono Market o altri segni occidentali, ci sono solo: piccole città, templi, Henro e le foreste più estese che ho visto finora. È un ambiente che stimola l’avventura e nonostante le tante salite non mi sento stanco, anzi non mi sentivo così carico di energie dai primi 1000km! Dopo aver percorso 150 km nella giornata di ieri, nella mattinata di oggi mi trovavo a 130 km da Tokushima e il traghetto per il Kansai. Percorsi i primi 30km e raggiunto il fiume Yoshino verso le 8:15, mi sono fermato a fare un po’ di foto. La gola del fiume è uno dei luoghi più belli dello Shikoku e da qui in avanti dovrò seguirla fino a Tokushima. Oltre a fare le foto decido di controllare i km e decidere se sono in grado di raggiungere le cascate di Nachi! Quello che scopro non è confortante, una volta raggiunto il Kansai dovrò percorrere 400km in tre giorni. Nelle mie attuali condizioni dopo quasi 2500km è un azzardo troppo grande, c’è solo una soluzione : raggiungere Tokushima il prima possibile, prendere il primo traghetto e continuare a pedalare il più possibile verso Nachi. Dato che raggiunta la gola del fiume le montagne presto finiranno e non ci sarà nulla da vedere, verso le 8:30 mi preparo a percorrere 100km senza soste e assumendo calorie in movimento! È ora di vedere effettivamente quante forze mi restano, inizio a pedalare più forte che posso. Quando mi fermo per rifornirmi di acqua sono a 44km da Tokushima e sono letteralmente a fuoco, pedalare così forte con questo sole ha alzato di molto la mia temperatura. Mi bagno i capelli, ricarico le borraccie e riparto! Avere un obbiettivo mi aiuta a non sentire la stanchezza, di fatto per tutta la corsa non ho avuto nessun problema. A 1 km dal porto vedo un cicloviaggiatore che viaggia in senso contrario, può significare una sola cosa, il traghetto è appena arrivato. Mi alzo sui pedali, marce al massimo e quando arrivo al porto è tardi, il traghetto è partito, perso per 5 minuti! Aspettare il prossimo mi farà arrivare Wakayama alle 7 di sera e nessuna possibilità di pedalare. Dato che arrivare a Nachi è diventato impossibile o molto rischioso ho deciso di tornare a Nara, visto che il primo giorno mi ero perso il Buddha del toda-ji (il più grande del Giappone), dopodiché visiterò Osaka che non avevo inserito nell’itinerario, poi raggiungerò l’aeroporto!

21° Giorno Wakayama-Koyasan-Nara

La prova del Koyasan – Ieri sera ho dormito in un ostello e ho fatto la conoscenza di un ragazzo tedesco. Così come gli Henro anche lui ha girato gli 88 templi dello Shikoku a piedi. E adesso gli restava soltanto la salita al monte Koya. Quando gli Henro completano il circuito dei Templi come ultima prova raggiungono la vetta del Koya, uno dei luoghi più sacri del Giappone. Il mio obbiettivo giornaliero è di raggiungere Nara, distante un centinaio di km, e passerò proprio sulla strada montana parallela al Koya. Dopo una colazione rapida parto verso le 6:30 e inizio a percepire un po’ di vento. Appena giunto alla salita del Koya, il vento diventa fortissimo e incessante. La salita si fa durissima e appena mi trovo parallelo al Koya realizzo che il vento proviene proprio dalla montagna. Non è una buona notizia, perché la montagna si trova a nord ed io oggi dovrò pedalare sempre verso nord. Le raffiche sono di circa 30km/h, tutto il giorno a pedalare sotto sforzo. Quando inizio a raggiungere strade già percorse, i ricordi riappaiono come flashback. In particolare ricordo i punti dove mi sono fermato per mangiare e le salite, quelle sono difficili da dimenticare. A 8km da Nara il vento mi ha stremato, non riesco più a pedalare, devo ricorrere al doping, che nel mio caso è la musica dubstep, la mia arma segreta quando sono esausto. Così riesco finalmente ad arrivare a Nara, verso le 17:30, 11 ore in bici e una delle giornate più dure.

22° e 23° Giorno Nara-Osaka

Una Passeggiata – Dopo aver rivisitato Nara verso le 10 parto alla volta di Osaka. Con 35 km di distanza in linea d’aria, mi aspetto una giornata tranquilla, una passeggiata. Infatti, la strada più brutta da percorrere in bici mai trovata. In 35 km la più alta densità montuosa, non potendo percorrere le strade ad alta velocità, sono costretto a prendere vie secondarie e scalare tutti i monti fino alla cima. I km diventano 60 e quando finalmente raggiungo l’ultima vetta e sogno una docile discesa ad Osaka, la strada di montagna diventa una superstrada. Non ho altra scelta, mi butto nella discesa, il più defilato possibile per non farmi investire e appena trovo un uscita scappo da quell’inferno. Finisco in un cimitero per cani, si, un cimitero per cani, da cui vi è una bellissima vista sulla città! In oltre scorgo una rapidissima discesa verso Osaka, comunque più sicura della superstrada. Raggiunta Osaka non mi pare granché, ma quando cala la notte la città si trasforma. Le città giapponesi che ho visitato finora verso le 7 sono spente e deserte, Osaka al contrario luci e persone ovunque, percorro 25km durante la notte, visitando tutto il centro. È una città molto semplice da girare in bici, ricca di negozi aperti anche di notte. Di giorno appariva come una città fredda, di notte con le tante luci di colore diverso è piacevole e divertente da girare, oltre che sicura come tutte le città in Giappone.

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Todai-ji, Nara

24° e 25° Giorno Osaka-Izumiasano

Pedalando verso casa – Stamattina è una giornata diversa dalle altre, ho solo 50 km da pedalare e la certezza che saranno gli ultimi km percorsi in Giappone! Domani ho l’aereo che mi riporterà a casa, non mi resta che pedalare verso l’aeroporto e passare la notte in un Hotel nei pressi. Pedalare verso l’aeroporto può sembrare triste, pedalare verso la fine dell’avventura e la chiusura del cerchio. Ma dopo un mese vissuto così intensamente l’aeroporto assume una simbologia differente. Pedalo verso casa, verso la famiglia, verso gli amici ed è una sensazione piacevole. L’avventura o il Giappone non mi mancherà, perché porto con me i ricordi di un mese incredibile e di tutte le persone conosciute. Poi ci sono i ricordi più fisici, torno a casa con un dente scheggiato, una cicatrice, ma stranamente è nelle giornate più dure che ci sono ricordi più belli. Perché alla fine è nelle giornate più ardue che ho trovato chi mi ha dato una mano o ospitato in casa sua. Porto tanto con me e spero di aver lasciato altrettanto alle persone conosciute. Ho percorso 2800km in 25 giorni più 1 giorno di riposo e due di aeroporto. Sono tanti km e possono sembrare pesanti, ma vissuti giorno per giorno sono stati leggeri, ed ogni km percorso in questo viaggio nasconde un ricordo che mi tornerà in mente durante la vita.

Tornato a casa cosa resta di quest’avventura?

Il Giappone è stata una piacevole scoperta.
Osservato dalla prospettiva della bicicletta non stanca mai, il paesaggio è sempre montuoso e diversificato. Ho attraversato infiniti agglomerati urbani, tali da estendersi fino alle vette dei monti, ho pedalato a testa bassa nelle disastrate strade delle vaste zone industriali, sgomitato nel fitto traffico giapponese e al contrario percorso isolate strade montuose, culminanti alle volte in fitte foreste tali da oscurare il sole, a volte in sereni villaggi e colorati campi agricoli. Ho inseguito incantevoli fiumi dalle formazioni laviche che arrendevolmente mi accompagnavano in vaste vallate, ho sfidato le imponenti Alpi giapponesi, minacciose quando, osservate a distanza, mi coprivano l’orizzonte, vistose una volta percorse. Altre volte ho esplorato per spirito d’avventura strade ignote, come il giorno in cui mi ritrovai in un piccolissimo villaggio sulla vetta di un monte, la cui unica via d’uscita era una cupa stradina completamente oscurata dagli alberi, che discendeva il monte seguendo un ruscello, e non sapendo dove sarei finito mi sentivo allo stesso tempo affascinato e smarrito. Ho perlustrato le tropicali isole giapponesi con il loro mare turchese, altre volte smeraldo. Ho zigzagato tra i semafori delle metropoli giapponesi e mi sono perso tra i dislivelli dello Shikoku centrale, con i suoi templi, gli avventurosi Henro, le vallate dei fiumi e le montagne rassomiglianti a pareti di un labirinto, susseguendosi l’una dietro l’altra. Ho rotto il respiro quando dopo tante ricerche mi sono trovato dinanzi il Fuji.

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Il fascino del territorio giapponese è nella diversità

Il Giappone è stato anche una sfida con me stesso, il primo viaggio in bici da solo, la prima avventura campeggiando in solitaria.
Ho viaggiato spesso da solo, in vari stati europei, ma mai un’avventura del genere.
Non sapevo se avessi avuto paura, e se ne fossi stato capace, ma alle volte nella vita non bisogna darsi possibilità, devi salire sul trampolino e dimenticarti della scala. Cosi mi sono tuffato, ho viaggiato e campeggiato da solo. E non ho mai avuto paura, ho vissuto la condizione di incertezza, dovuta al non sapere fino al mattino se il luogo che avevo scelto per accamparmi fosse di fatto sicuro, come una condizione da accettare per vivere il viaggio in completa libertà. E la libertà scaturente dal non avere mai un luogo certo per dormire mi ha regalato un esperienza incredibile, mettendomi in contatto con le persone, che con grande sorpresa invitavano uno sconosciuto nelle loro case, offrendogli un letto, cibo, doccia calda ma soprattutto una lezione di vita.
Quei momenti mi hanno regalato una sensazione di calore, la stessa avvertita una volta tornato a casa. Questa sensazione mi ha fatto capire che ciò che avvertiamo quando siamo nelle nostre case, nella nostra famiglia, non ha confini. E’ nel semplice e gratuito gesto di offrire senza ottenere nulla in cambio, quello che fa un padre per un figlio.

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